I Principati di Glantri

Sessione VII - Mani Viola e Tunica Rossa

Il pianoforte magico, appena recuperato, rischiara la via degli avventurieri. Il gruppo include anche il PG di Gigi, Demi la Ladra ed il vecchio Ipse. La progressione nel labirinto si fa sempre più vorticosa – ad ogni segreto sciolto il gruppo recupera una chiave e l’arcaica struttura reagisce con scosse sempre più vigorose. La natura del costrutto ci è ora più chiara: le stanze si alternano in forme circolari, romboidali, rettangolari e triangolari, rappresentando i 4 principi, gli elementi, nella declinazione Pitagorica.

VII. La settima stanza, romboidale, è strutturata ad anfiteatro, con un proscenio, sedute di porcellana, ed una volta di vetro colorato, flessa al centro a formare un grande sole luminoso, in una struttura molto pesante. Al fondo, quattro figure femminili: in un sussulto di lucidità, Ipse riconosce “il coro delle Cariatidi”. Ciascuna statua in pietra reca nelle mani uno strumento musicale: la prima un flauto, la seconda un tamburo, la terza un oboe. Fa eccezione la quarta, che ha le mani protese ma non ha uno strumento musicale. Riflettendo, comprendiamo che solo gli ottoni non sono rappresentati nel coro: porgiamo la tromba magica ritrovata nella stanza precedente alla statua e di colpo, dopo alcune vibrazioni, la statua imbocca lo strumento ed il coro intona una melodia dolce, che fa scintillare il brillante soffitto.
Contemporaneamente, si apre un varco sul lato e ne entra un drappello di uomini, capeggiato da un caporale in tonaca che incalza una ulteriore figura in tonaca, che reca una sfera come stemma. Ricordiamo di averli visti alla Lega dei Saggi! Il caporale grida all’altro: “Se ci segui, avrai la via salva!” (la volta si colora di luce scura) e questi risponde: “Preferisco morire, piuttosto che passare un giorno in più in questa città dominata dalla vostra setta!” (la volta torna ad illuminarsi). Ne nasce una colluttazione: ci schieriamo col giovane, seguiti da Ipse. Sconfitti i manigoldi, il giovane morente rivela di chiamarsi Horatius, di essere membro della Setta dei Saggi e di essere anch’egli alla caccia del tesoro del labirinto, la Bibbia di Efeso, ovvero il tomo che (nelle sue parole) “potrà riportare la pace tra i casati di Southeaven”. Nonostante i tentativi di salvarlo, muore. Muoviamo scossi verso la prossima stanza.

VIII. Dal corridoio, udiamo una forte vibrazione, il crollo della struttura di vetro in un fragore assordante. Una nuova, grossa stanza triangolare ci si apre dinnanzi: una osteria, “Rossa di sangue non meno che di vino” e gremita di saltimbanchi, ciurmaglia e briganti. I tavoli tarlati e bricchi colmi di vino, canti, urla e grida, rendono l’atmosfera frenetica. In questa stanza è presente una nicchia, segno che qui è nascosta una delle chiavi. Al centro, un pozzo ed accanto, su una botte, si sbraccia animato un figuro ben vestito, Duca d’Egitto. Dietro, un giovane avventuriero basso di statura dà spettacolo, tentando di borseggiare un manichino coperto di campanelli. Fallisce, con evidenti trilli, ed il Duca lo schernisce davanti a tutti, apostrofandolo: “Non vali le doti di ”/characters/albergar" class=“wiki-content-link”>Albergar, se nessuna donna ti sposerà, ti giustizieremo!“. Si rivolge con lo sguardo ad alcune vecchie megere che, esaminatolo, lo rifiutano, tra il fragore del pubblico. Il giovane si spaventa ed ”/characters/andr-le-chapelain" class=“wiki-content-link”>André il bardo, per cavarlo d’impaccio, fa il ventriloquo, mettendo in bocca ad una delle vecchie una proposta di matrimonio. Il trucco per un attimo distoglie l’attenzione, ma tra le proteste della vecchia, il gruppo che si espone per il giovane, ed il Duca che incalza, si scatena una rissa. I nostri comprendono il pericolo e si affrettano a raggiungere il pozzo. Il PG di Gigi, in preda all’ira, colpisce il Duca. Sorprendentemente, strabuzza gli occhi, si gira verso il pozzo e cade. Nella caduta, si vede chiaramente un coltello tra le costole e di lato, il Peterman che salta: ci ha salvati! Il suo corpo ricompare nella nicchia e la chiave, in forma di orecchino, al suo orecchio destro. Recuperiamo il giovane e Lamar, mutato in Gargoyle, vola a recuperare l’orecchino e raggiunge gli altri nel pozzo. Apriamo una botola e fuggiamo nel cunicolo. Il ragazzo, evidentemente un avventuriero con poca esperienza, si presenta come Gringoir, un giovane poeta. e ci regala una pergamena recante un sonetto d’amore.

IX. La nona stanza, d’Alabastro, è rettangolare. Al centro domina un obelisco, come una colonna, decorato da una spirale ascendente di sbalzi che descrivono simbolicamente alcuni eventi. Il “PG di Gion” e Lamar riconoscono due maghi membri del loro culto, inviati dalla Scuola per studiare il potente obelisco magico. Sono intenti a toccare alcune incisioni, le quali si attivano a mo’ di tasto. Tra quelle attive, vediamo mani viola ed una tunica rossa; successivamente, mani viola ed alcuni mostri – che risulta nella comparsa di mostriciattoli nella stanza. Ipse si adira, apostrofa i maghi, dicendo loro che non sono degni della magia di quel luogo e, nonostante i nostri tentativi, li uccide rapidamente. Sotto choc, vediamo la comparsa in alto di una nuova incisione, che reca mani viola che scagliano incantesimi sui nemici. Il simbolo compare più volte sulla colonna e compare anche in una variante in cui le mani viola plasmano mura di pietra. Lo stesso Ipse si scuote e sembra essersi ricordato il suo passato! Recita alcuni versi che chiariscono tutto: si tratta del celebre architetto del Labirinto, amante di Lumi de Med, padrona della stanza dell’elettricità! Egli costruì il labirinto dieci secoli fa, utilizzando il potente anello dei wish illimitati e plasmando la roccia nella forma che ci ospita. Ciò spiega l’atteggiamento aggressivo contro gli ospiti che criticavano o oltraggiavano il labirinto. Adirato nuovamente, ci attacca ed il medaglione a carillon al suo collo inizia nuovamente a suonare. Dopo un duro combattimento, lo sconfiggiamo. In fin di vita ci avvisa: “Il Rosso vi tradirà!”. L’ultima nota del carillon suona drammatica e – per nostra sorpresa – risuona dalla parte opposta della stanza, dove ci appare Sebastian The Red, ovvero il Rosso! Il tasto mani viola + tunica rossa era stato dunque attivato! Egli ci avvisa che, non conoscendo la via corta attraverso il labirinto, siamo in pericolo e rischiamo di non uscire vivi. Ci spiega che il labirinto è un raffinato costrutto in equilibrio tra i quattro semipiani elementali e, in una forte scossa, le mura si spezzano con l’ingresso di numerosi elementali dell’aria e del fuoco. Siamo vicinissimi al tesoro di Efeso, ma siamo nuovamente costretti a fuggire innanzi.

X. La decima stanza, circolare, si presenta colma di grossi ingranaggi. 4 meccanismi dominano al centro della stanza; avvicinandoci osserviamo 4 nicchie, delle quali la più a destra contiene una chiave. Dentro le ruote dentate, con le vesti impigliate ed un fare nervoso, il Peterman! La chiave inserita è una delle 4 che sbloccano la porta del tesoro di Efeso, per la precisione quella che il Peterman rubò al nostro ingresso.
Siamo fortunatamente in possesso delle altre: il medaglione rubato da Demi la Ladra, l’orecchino del Duca d’Egitto e la chiave di Lumi de Med, sottratta nella stanza dei fulmini.
Una ulteriore scossa apre un varco tra le rocce da cui spuntano le stelle; è chiaro che la strutttura è instabile: urge agire tempestivamente! Decidiamo dunque di inserire le altre 3 chiavi. I meccanismi scattano e comprendiamo che il Peterman sta bloccando l’apertura della porta. Ciascuno agisce per sé: il PG di Gigi e Zent tentano di salvare il Peterman, riconoscenti per l’aiuto che questi ci ha dato in precedenza; il “Pg di steu”, dati i tentativi invani, prova a forzare il quarto meccanismo, ma André, curioso di vedere il tesoro, tenta di fermarlo. Il “PG di Gion”, avido, uccide il peterman, ma la mano gli si incastra nel meccanismo finalmente libero di muoversi e si trancia. Zent non lo ferma e, repentinamente, in sordido rumore di mura antiche, si apre la sala del tesoro.
Il gruppo si avventa nel tentativo di prendere quanto più possibile. Ci sono ricchezze e oggetti magici, che però non sembrano essere all’altezza della leggenda. Spicca però un fantastico mobiletto di Ebano, finemente intarsiato. André ne apre il cassetto principale, speranzoso di trovare la Bibbia di Efeso, ma non trova ahimé che una moneta di Rame graffiata!
Unico indizio, lo scheletro di un mezzo gigante, al polso una catena che conduce, all’altro capo, ad un anellino minuscolo. Chiunque vestisse tale catena, è il nuovo proprietario del tesoro! La struttura dà segni di cedimento: gli avventurieri scappano a fatica e odono le vecchie mura collassarsi dietro di loro. Un limpido cielo stellato ed un gelido freddo riportano i nostri alla notte, sull’isola delle Principesse…

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