I Principati di Glantri

Sessione II - Caratteri d'Oro... ma non quelli giusti!

#CaratteriDOro #TheRed #Cimitero

La sera, tornando all’osteria di Mignolo, alcune guardie notano il prigioniero incappucciato e ci intimano di rilasciarlo. Finché, riconosciutolo, desistono. Torniamo alla locanda e persino il buon oste sembra contrariato dell’ospite. Chiusi nelle stanze, interroghiamo il Rosso, che finge di non sapere del Pianoforte. Rivela che la Vecchia Legione serve ancora i Malapietra in gran segreto e conta 5000 asce. Lo minacciamo – e solo allora rivela d’aver venduto il pianoforte al mercante Chrome dei Principati dell’Ovest. Ci promette 20’000 mo in cambio del suo rilascio, ovvero i proventi della vendita. C’è un dibattito tra noi, sul da farsi. Accettiamo e ci conduce al cimitero, che si trova fuori città. Di notte, il luogo è presidiato dai Chierichetti di Loom, figure in tunica nera bordata d’oro, che avevamo già scorto il primo giorno e frequentemente nei seguenti in città. Pyke tenta malamente di entrare, ma viene scacciato. Notiamo che i carri di monatti hanno accesso libero al cimitero; dunque seguiamo uno dei carri volto alla città; giunti entro le mura catturiamo il vetturino e ci impossessiamo della carrozza; ripartiamo verso il cimitero camuffati e riusciamo ad entrare, ma solo dopo aver appreso d’un imminente discorso del grande Ravens alla città.
Penetriamo nel cimitero, ove troviamo tombe già scavate, gruppi di zombie e chierichetti, che sconfiggiamo in grosse battaglie. Correliamo l’epidemia al culto di Loom, rinvenendo aghi e cerbottane utilizzate per infettare la popolazione. L’ultimo grande scontro ha luogo attorno ad una tomba che reca la scritta “CHI ETERNAMENTE ATTENDE, NON PUO’ MORIRE”: si tratta della tomba dell’architetto Qurik.
Giunti al centro del cimitero, troviamo la tomba del fondatore di Southeaven. Entriamo e vi troviamo a sua volta tre tombe, ricchi affreschi, in cui Bertrand uccide alcuni umanoidi; seppellisce un grande cuore da cui sgorga dell’acqua; un re ed una regina. Le basi delle grandi colonne che reggono la struttura sono fatte d’oro; il Rosso ci rivela che il chiostro è in realtà un antico Golem di Pietra, che si anima se si tenta di rubare il prezioso oro delle colonne. Le condizioni di Gion peggiorano a vista d’occhio: entro una settimana, se non verrà curato, morirà appestato.
Le tombe celano una discesa al livello inferiore. In seguito al riposo scendiamo, trovando una compagnia che lotta contro un Aurumvorax, una vistosa bestia magica dalle fattezze di leopardo gigante, che si nutre d’oro. Li aiutiamo ed uccidiamo la bestia – che nel frattempo consuma la maggior parte dell’oro; dobbiamo sconfiggere anche i suoi aguzzini, i quali si ritorcono contro di noi. Inseguendo l’ultimo fuggiasco entriamo in un grosso refettorio, perfettamente imbandito, dove trionfa un Moloch che, assunte le fattezze d’un cuoco, serve pietanze a demoni, imp e demoniette, recitando dei versi. Assistiamo ad una scena d’un piano talmente recondito, da ispirare genuino terrore in tutti noi e nel Rosso, che fugge inseguito dal bardo André. Alcuni del gruppo si siedono al tavolo, stregati dalle parole, partecipando ad un desco non destinato ad esseri umanoidi e terreni. Proprio ad André sovvengono alcune parole del saggio Lipsia, secondo cui: “Una vecchia leggenda di South Heaven dice che un demone non può oltrepassare un glifo di guardia a forma di pentacolo. Una volta entrato in un’abitazione, questi può uscirne solamente dalla via d’ingresso.” Da ciò il gruppo compone con alcune spade trovate a terra un pentacolo aperto verso la stanza opposta, costringendo il demone ed il suo simposio a tornare nel proprio piano; le spade s’inceneriscono e fuggendo torniamo in superficie.
Tornati in città, assistiamo al discorso di Ravens, storico che supporta il principato dei Malapietra e propugna ideali razzisti e conservatori. Al collo porta un grosso medaglione. Al termine del comizio viene presentata agli astanti una macchina per stampa a caratteri mobili, prezioso artefatto ligneo del grande maestro artigiano Wood, che potrebbe aprire le porte ad una maggiore diffusione della cultura riducendo i tempi di stampa di produzione delle copie di manoscritti. Un costrutto unico, non replicabile, poiché impiega caratteri d’oro. Tra il pubblico, uno degli scribi della biblioteca, sollecitato da Gion, non trattiene il disappunto per quella che definisce “macchina infernale”, e che toglierà lavoro alla sua categoria. Si tratta d’un apprezzato Scriba della Biblioteca, che risponde al nome di Danny.

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